
- No, ma che è quella roba! Ma è del tuo bisnonno! – ride Leyre. Non commenta il vecchio portafoglio di cuoio, ahimè perso ad Istanbul, ma ciò che estraggo dal suo indegno sostituto e porgo verso il banco accettazione. Per noi italiani, penso mentre rido assieme a lei, questo documento, la Carta d’identità, ha un significato particolare. Non ricorda soltanto l’individualità, l’identità soggettiva, ma quella di un paese intero. Mentre nel resto del mondo son diventate card, talvolta addirittura utilizzabili per pagamenti, la nostra resiste: Carta cartacea, foto punzonata, timbro e firma, rigorosamente a penna. Quell’identità di simboli, tradizioni, leggende, usanze e costumi unici al mondo, che tanto mi piace mostrare a chi mi viene a trovare dall’estero, ma che quando vado io, fuori, mi fa sentire spesso, per qualche frazione di secondo, fuori luogo, o meglio, fuori dal tempo. Leggi il resto di questo articolo »
Il mio ultimo post (http://blogintegrita.sspa.it/?p=1921) conteneva una riflessione sulle possibili deviazioni di un sistema di valutazione, nel caso specifico, della scuola. A tal proposito la figlia di un collega, studentessa di una scuola media romana, mi ha raccontato di come, il giorno delle prove INVALSI, l’insegnante si sia allontanato/a dalla classe suggerendo agli studenti di “copiare con discrezione”. E’ bastato approfondire un po’ la questione per scoprire come questo non sia stato un caso isolato e come, in molti casi e lungo tutta la penisola, gli studenti abbiano ricevuto parecchi aiuti fino ad arrivare, talvolta, alla dettatura delle soluzioni.
Dato che questi test servono per esaminare e valutare i docenti e le scuole, l’acronimo INVALSI significa, appunto, “Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione” c’è, purtroppo, qualcosa che non quadra. Leggi il resto di questo articolo »
di Simone Borra e Marialuisa Marchese
Le turbolenze finanziarie e le schermaglie politiche che continuano a interessare l’Europa in questi ultimi due anni a seguito anche di incredibili omissioni e atti di corruzione come in Grecia e, non ultimo, gli inquietanti sviluppi dello scandalo che ha travolto la politica della Gran Bretagna a seguito delle gravi faccende legate al gruppo Murdoch (si veda blog 22 luglio 2011), fanno riflettere sul rapporto esistente tra livello di progresso raggiunto da un paese e il livello di corruzione presente nelle sue istituzioni.
In effetti, confrontando la corruzione percepita dei paesi attraverso il ben noto Corruption Perception Index (CPI), nel 2010 la maggior parte dei paesi europei si trovano in alto alla classifica. Su 162 paesi, ai primi posti si trovano i paesi scandinavi, al 15° posto Germania e Austria, Gran Bretagna al 20°, Francia al 25°, Spagna al 30°, Portogallo al 32° e, staccate da questi, l’Italia al 67° posto e la Grecia al 78°. Posizioni comunque alte rispetto a quelle raggiunte dai paesi in via di sviluppo o del terzo mondo.
Ma allora va tutto bene? Se seguiamo la tesi che a livelli crescenti di sviluppo ci si debba attendere un progressivo aumento di trasparenza e integrità il quadro potrebbe cambiare. Infatti, considerando l’indice Excess Perceived Corruption Index (EPCI) (si veda blog 30 aprile 2011), che tiene conto sia del CPI sia dell’HDI (Human Development Index) e che indica quanto il livello di corruzione percepita di una paese eccede da quello atteso dato il livello di sviluppo raggiunto, il quadro precedente viene completamente stravolto. Leggi il resto di questo articolo »
In stampa sul Journal of the European Economic Association c’è uno degli articoli di text-mining più interessanti che mi sia capitato di leggere. Due menti geniali di Wharton (University of Pennsylvania), Albert Saiz ed Uri Simonsohn, partono dalla seguente ovvia osservazione: quando succede qualcosa, gli articoli pubblicati su Internet che parlano di quel qualcosa si moltiplicano. Perché allora non sfruttare questa correlazione e cercare di invertirla? Possiamo dire che più articoli si trovano nel Web su un certo evento, maggiore è la probabilità che quell’evento si sia in effetti verificato?
Un po’ come disse Beppe Grillo al Teatro delle Vittorie nel ’93, in uno dei suoi ultimi spettacoli alla RAI: “I fatti accadono perché noi li leggiamo! Se non li leggessimo… non è successo niente, via”! Apro parentesi: a chiunque si interessi di corruzione, o più in generale di attualità, e non avesse mai visto quello show del ‘Grillo anni 90’ consiglio caldamente di guardarlo, si trova su Youtube. Lo spezzone di cui parlo è qui, al minuto 2:50. Andato in scena quasi 20 anni fa ma, a parte i riferimenti alla Lira, incredibilmente attualissimo. Fine parentesi. Leggi il resto di questo articolo »
Al lavoro Google e la trasparenza via web. In Cina, dove Google Images permette la visione di foto di ministri con costosi Rolex al polso, orologi che generano l’indignata protesta dei cittadini. Protesta a cui il governo cinese apparentemente reagisce togliendo le immagini da Internet. A conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che il controllo sociale via web rimane IL modo di combattere la corruzione negli appalti. Altro che più leggo.
Sui processi di privatizzazione nel blocco ex-sovietico sono stati versati fiumi di inchiostro.
Parlando di Russia risuonano spesso termini come “oligarca” oppure come l’italianissimo “Mafia”; Entrambi fanno immediatamente pensare a scenari intrisi di violenza. In effetti, in un paese ricco di risorse naturali come petrolio e gas, con i conseguenti diritti di sfruttamento e le annesse rendite di posizione, la fase della privatizzazione è stata caratterizzata anche da violenze e furberie. Particolarmente attivi sono stati gli stessi dirigenti dell’ex-PCUS che godevano di vantaggi informativi e relazionali che gli altri soggetti interessati non avevano.
Nell’ultimo anno fiscale (dall’ottobre 2009 al settembre 2010) l’amministrazione federale statunitense ha risposto in modo totalmente o parzialmente positivo al 93-94% delle richieste di informazione basate sul Freedom of Information Act (in modo totalmente positivo al 56%). Sulla base della strategia di Open Government dell’Amministrazione, sono stati resi disponibili al pubblico 389.000 insiemi di dati. Molti nuovi siti internet mostrano come le amministrazioni spendono i soldi pubblici. Il segreto è stato tolto da 29 milioni di pagine, sulle quali era stato imposto da varie amministrazioni.Sono alcuni dei dati che emergono da un rapporto appena pubblicato all’indirizzo http://www.whitehouse.gov/sites/default/files/opengov_report.pdf (si veda anche il post sul blog sull’Open Government della Casa Bianca).
Ecco un paese e un governo che prendono la trasparenza molto sul serio.

Da qualche tempo ho un problema con il livello di indignazione che riesco ad auto-controllare!
Corruzione è un termine che pervade la mia giornata, le mail, i quotidiani, le interviste, le ricerche accademiche, conversazioni, idee. Probabilmente avrei dovuto abituarmi, avrei dovuto imparare a scernere tra il marginale e il sostanziale, avrei dovuto o forse potuto evitare questa trappola, come molti. Invece no, è come un’ossessione che continua ad infastidirmi ad ogni richiamo!
Stamattina, su Repubblica è stato pubblicato un video, che io intitolerei “la corruzione spiegata da una escort!”, in cui una, ragazza escort di professione, illustra con vigore il proprio punto di vista sul ruolo della donna e della sexeconomics, ma ancor di più ci spiega (?), giustificandolo nei mezzi e nei fini, il sistema della corruzione tra pubblico e privato. Leggi il resto di questo articolo »





